Parto pretermine

La nascita di bambini pre-termine (cioè prima della 37° settimana) è responsabile di quasi il 50% di patologie neurologiche congenite e di disordini del comportamento; il peso del neonato, se inferiore a 2500 g viene considerato “basso” .
Non esiste un’unica causa: l’etiologia è multifattoriale. Fra le varie ipotesi esiste crescente evidenza che le cause vadano da cercarsi nei processi infiammatori acuti della madre, sia intra-uterini che localizzati in distretti del corpo lontani dal tratto genito-urinario come ad esempio il cavo orale.
I processi infiammatori in questione sono provocati dall’infezione batterica, come avviene per la parodontite, per cui il movente patogenetico potrebbe essere sia la disseminazione di batteri attraverso il circolo ematico, sia il rilascio di mediatori dell’infiammazione da parte dei globuli bianchi che cercano di contenerla.
La correlazione tra malattie parodontali e parto pre-termine è stato riportato per la prima volta nel 1996 (studio clinico riportato da Offenbacher et al.); da allora sono stati eseguiti numerosi studi osservazionali e di coorte RCT in merito, senza tuttavia confermare o confutare in maniera definitiva questa associazione.
La più recente revisione sistematica della letteratura (Xiong et al, 2007) invece rileva che 29 su 44 studi hanno riportato una significativa associazione tra malattie parodontali ed eventi negativi della gravidanza.
In conclusione possiamo sostenere che il parto pretermine con neonato a basso peso riconosce diverse cause, eterogenee, per cui l’etiologia è multifattoriale.
C’è ampia evidenza che indica che le malattie parodontali possono svolgere un ruolo, perlomeno aspecifico, in diversi eventi negativi associati alla gravidanza (Offenbacher et al 1998, Gibbs et al 2001, van dadelszen & Magee 2002).
Queste considerazioni supportano l’opportunità di controllare con attenzione lo stato di salute delle donne in età fertile, con l’obiettivo di trattare le malattie parodontali allo scopo di ridurre i potenziali effetti negativi delle infezioni del cavo orale sul decorso della gravidanza.
 
Alcuni studi recenti hanno evidenziato che la strumentazione delle tasche parodontali, cioè la levigatura radicolare, che rappresenta la terapia di base nella parodontite migliora il livello di controllo della glicemia nei pazienti diabetici.
Viene spontaneo quindi porgersi la domanda se sia la parodontite a favorire la progressione del diabete e la difficoltà a mantenerlo sotto controllo o viceversa, oppure se l’associazione è bi-direzionale; la risposta a queste domande sarà l’oggetto delle ricerche degli studi scientifici che verranno condotti in futuro, volti ad individuare con precisione i meccanismi fisiopatologici alla base.
Essendo l’Odontoiatra lo specialista più consultato dagli italiani, appare sensato sostenere che egli possa svolgere un ruolo importante nella tutela della salute orale del paziente diabetico, ma anche nel “Counseling” per la promozione di stili di vita volti a prevenire l’insorgenza del diabete nel paziente a rischio (eseguendo una prevenzione a più ampio spettro per le malattie cardio e cerebrovascolari individuando i pazienti con altri fattori di rischio concomitanti quali malattia parodontale, diabete, ipertensione, ipercolesterolemia e familiarità diabetica) o l’aggravarsi di esso nel paziente malato.
 
È sicuramente sbagliato sostenere tout-court che la Parodontite sia causa diretta del diabete: certamente abbiamo degli indizi che ci spingono in questa direzione, e saranno solo studi scientifici futuri a confermare o smentire questa evidenza
Mancano tuttavia Studi di coorte caso-controllo randomizzati in numero sufficiente a stabilire per certa questa associazione.

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